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martedì 5 agosto 2014

Modificazione controllata del clima

Modificazione controllata del clima

Confesso di non credere all’ambientalismo e soprattutto agli ambientalisti, che sospetto essere tutti orfani del comunismo e abili trasformisti che, sotto mentite spoglie continuano a proporre la trasformazione della società secondo l’utopia socialista. Non ci ho creduto mai, e pertanto il cambiamento climatico dovuto a cause antropiche (cioè dovuto all’azione del progresso umano) così come viene divulgato da questi imbonitori, resta per me una colossale bufala.
Detto questo però, desidero parlare delle possibili modificazioni artificiali del clima; cioè del controllo climatico indotto da possibili usi militari della moderna scienza oggi disponibile.
Argomento questo, di cui si parla sempre più spesso, ma che al pari dell’ufologia, viene ancora considerato dalla maggioranza della gente con sufficienza, ma che attira da qualche tempo la mia attenzione, suffragato da osservazioni e riflessioni, di cui non ho mai scritto prima. I fatti e le prove analizzate nel loro insieme, evidenziano un «disegno» così smisurato da far archiviare in prima battuta, tutta la faccenda per impossibile, assolutamente incredibile, ma tant’è.
Proverò quindi a rendervi partecipi delle mie preoccupazioni e paure, e per farlo dovrò fare delle premesse.
La prima, è che da ragazzo, a soli 16 anni, ottenni il brevetto di pilota d’aliante. L’aliante, essendo un aeromobile senza motore, si sostiene in volo fruttando le correnti ascensionali presenti in cielo.
Questo fatto, implica che il pilota deve avere non solo capacità e sensibilità di pilotaggio, ma anche una discreta capacità di osservare il cielo stesso per studiare ed individuare il momento più opportuno per andare in volo! Ciò vuol dire che l’abitudine ad osservare il cielo, (nonostante non voli più da anni per ragioni economiche) mi è rimasta ben radicata. A questa «abitudine», sommo anche le diverse conoscenze in campo aeronautico, materia che fin da piccino è stata la mia passione, e ragione d’essere del mio titolo di maturità come Perito capotecnico in costruzioni aeronautiche.
In riferimento all’argomento, queste due mie reminescenze giovanili, di meteorologia e tecnica aeronautica mi permettono di guadare con una certa confidenza ad alcuni fenomeni che possono verificarsi in cielo. Mi riferisco ad esempio alle scie di condensazione, che si lasciano alle loro spalle alcuni aeroplani, ma non sempre!


Altra considerazione che ha fatto scattare in me la «molla» dell’ansia, sono le particolarissime condizioni meteo di questa estate, e l’alto numero di locali disastri a seguito di improvvisi acquazzoni, ormai definiti mediaticamente «bombe d’acqua».
Fatte queste premesse, desidero infine far presente che l’interesse denunciato per questo argomento. mi porta da tempo a ricerche in rete su diversi siti e blog, per seguire lo sviluppo di denuncie, ricerche e analisi, portate avanti da privati cittadini sulle così dette «scie chimiche» che, sempre più spesso sono visibili nei nostri cieli.
Ebbene, da queste fonti, si apprende che, gran parte delle analisi chimiche, hanno più e più volte portato agli stessi inquietanti risultati: i residui d’acqua presenti al suolo in concomitanza di vistose anomalie e/o spiegamenti di scie in cielo, attestano che, nella quasi assoluta maggioranza dei casi, i nostri cieli sono irrorati con sali di Bario, solfato di Alluminio, e nano fibre di composizione ancora sconosciuta!
A cosa serva, irrorare il cielo con queste sostanze non ci è dato di saperlo in modo ufficiale, ma…
Per avere un’idea, occorre fare un poco di storia: pare che, questa pratica «clandestina» sia nata alla metà degli anni ‘90 del secolo passato, in Nord America. Scrivo «clandestina» perché a qualsiasi richiesta di spiegazione, le autorità competenti hanno sempre negano l’evidenza di questi fatti o riconducono questi avvistamenti a fenomeni naturali. Dall’america, il fenomeno ha cominciato ad essere evidente anche in Europa a partire dal 2000 circa, Italia compresa. Torno a chiedermi: a cosa serva tutto ciò?
I fatti in apparenza più complessi hanno spesso le spiegazioni più elementari, e così il fenomeno sarebbe riconducibile appunto ad un sistema di controllo del clima a fine militare.
Due sono le ipotesi più plausibili: la prima ha scopo offensivo, e si tratta di poter controllare il clima a livello locale, per scatenare fortissime piogge o uragani che danneggino ad esempio l’economia di un Paese che non vuole venire a miti consigli con la superpotenza americana, causando inondazioni o alluvioni o che semplicemente rovinino i raccolti agricoli ecc. ecc.
La seconda ipotesi invece, di tipo difensivo, serve a liberare il cielo dalle nuvole basse, dette Cumuli o Cumulinembi. Notoriamente nuvole cariche di umidità in procinto di scaricare delle normali piogge. Perché? Perché queste nuvole molto dense, hanno la particolarità di confondere i radar di sorveglianza di ultimissima generazione addetti al controllo militare dello spazio aereo. Che sia vero la prima ipotesi oppure la seconda, resta il fatto che le diverse autorità interrogate sull’argomento, hanno tutte negato l’esistenza del fenomeno, arrivando a formulare risposte tanto assurde quanto facilmente smentibili.

Attingendo dalla mia memoria quindi, quando volavo con il mio aliante nella zona compresa tra Torino (zona C.so Marche) e il monte Musinè all’ingresso della valle di Susa, all’inizio degli anni ’80, erano rarissime le volte che, guardando in cielo si vedevano aeroplani che si lasciavano alle spalle delle scie di condensazione. È bene sapere che, perché ciò avvenga, è necessario che un aereo voli ad oltre 8000 metri di quota per avere intorno a se, una temperatura di circa -40°C, e che l’umidità relativa dell’aria sia contemporaneamente pari o maggiore del 65%. Sono condizioni che raramente si verificano, perché a quella temperatura, l’aria è normalmente molto più secca. Quando il caso mette assieme le variabili necessarie, la scia di condensazione che eventualmente si forma, svanisce senza lasciare traccia in una decina di secondi. Massimo un minuto!
Cosa intendo dire con ciò? Intendo dire che oggi, quando guadiamo il cielo a qualsiasi ora del giorno, e vediamo delle scie di condensazione, …alle volte sono visibili tre, quattro o più scie contemporaneamente. Vuol dire che non stiamo assistendo ad un fatto naturale! È assolutamente improbabile che sia un fatto naturale anche perché queste scie, invece di dissolversi come abbiamo scritto sopra, restano sospese in cielo per ore, dilatandosi in velature via via sempre più rade e aperte. Fateci caso!

Tornando alla composizione di queste scie, pare che l’utilità delle nano fibre stia proprio nell’offrire ai sali di Bario e al solfato di Alluminio un «sostegno» per riuscire a «galleggiare» ore in cielo prima di ricadere al suolo.
Siccome questo «fenomeno» innaturale è ormai da tempo sotto indagine, verifiche e osservazioni di ogni genere, negli ultimi cinque o sei anni, è iniziata una contro-campagna di dissimulazione della verità fatta di nuovi stereotipi e di disinformazione.
Tanto per cominciare, le varie trasmissioni di previsioni del tempo, hanno sostituito le classiche  immagini satellitari dei fronti nuvolosi con simulazioni computerizzate, che evitare al pubblico la vista di immagini inspiegabili. Poi in diverse fotogrammi pubblicitari, in alcuni film e trasmissioni di genere naturalistico ambientale, vengono presentate immagini o scene in cui il cielo è solcato da una o più di queste scie. Lo scopo è fare in modo che questo tipo di anomalia artificiale, sia metabolizzata dalla gente comune come «naturale». In diverse occasioni poi, luminari della scienza e della meteorologia si sono spesi in spiegazioni assurde per avvalorare la tesi delle scie di condensazione che si propagano dagli aeromobili. 
Sempre più spesso inoltre, in convegni scientifici o in trasmissioni in cui si parla di geoingegneria applicata o di nuove tecnologie, si fanno via via accenni sempre più precisi circa la futura possibilità di riuscire a limitare l’aumento delle temperature medie del pianeta (dovute al riscaldamento globale bla bla bla ecc. ecc.) per mezzo di schermature poste in atmosfera!

Apriamo gli occhi e la mente: di fronte alla necessità di dover, prima o poi confermare l’esistenza di un piano di irrorazione dei cieli sopra alle nostre teste, le autorità di tutti i Paesi che hanno una responsabilità, stanno cercando di creare una situazione di acquisita «normalità», oppure, stanno creando una futura plausibile «necessità» alla quale si potrà rispondere soltanto irrorando i cieli con queste sostanze per il bene nostro e del pianeta!
Desidero concludere questa esposizione con alcune informazioni di carattere pratico: i sali di Bario sono altamente igroscopici e nocivi, mentre il solfato di Alluminio è un potente catalizzatore, irritante per la pelle e le mucose, e può provocare lesioni agli occhi. Disperi in atmosfera nelle vicinanze di nuvole cariche di vapore acqueo, hanno il potere di dissolverle abbiamo detto. Ma l’acqua come ogni altra sostanza o materiale non può essere distrutta o eliminata. La «situazione» che si pone quindi è la seguente: al posto di un normale ed ampio fronte piovoso generalizzato, avremmo violente precipitazioni incontrollate locali, limitrofe a quella di irrorazione. E da questa conclusione, torniamo alle avverse e perduranti condizioni atmosferiche di questa estate. Che siano del tutto normali, o fanno parte di un piano preordinato? Sono una sperimentazione avanzata e su larga scala del progetto ipotizzato, oppure durante lo svolgimento di questo «progetto» qualche cosa è sfuggito al controllo? E se tutto è invece rientra nella normalità, e siamo di fronte soltanto ad una scarognata estate di brutto tempo, quali effetti avranno a lungo termine queste sostanze, irrorate da anni in atmosfera, sulla salute delle persone?  



martedì 23 ottobre 2012

Quest’anno niente Castagne?



Quest’anno niente Castagne?

Quest’anno occorrerà avere pazienza, non solo per le numerosissime “trovate” del Governo Monti, ma anche per la mancanza quasi totale di castagne nei nostri boschi in Valle.
La causa è da attribuire ad un piccolo insetto detto CINIPIDE o più volgarmente “vespa cinese”.
3 mm di grandezza circa e di colore nero, questo insetto, assomiglia ad un piccola vespa appunto, e depone le uova sui germogli delle nuove foglie a fine estate (agosto). Non pericolosa per l’uomo ma estremamente dannosa per le piante di castagno, ne limita fortemente la capacità vegetativa e di produzione dei suoi caratteristici frutti indebolendo le piante e rendendole più facilmente attaccabili da altri parassiti.


L’insetto parassita, introdotta in Europa dal 2002 partendo proprio dal Piemonte, si è diffusa nelle aree di coltivazione dei Marroni nel Cuneese, tramite talee infette importate direttamente dalla Cina. Sabotaggio o semplice disattenzione? A essere sospettosi si fa peccato dice il Sen. Andreotti, aggiungendo però, che ci si azzecca spesso… Chissà!
Comunque sia, l’infezione in questi anni si è estesa a macchia d’olio verso le aree confinanti della Francia e della Lombardia, arrivando in Veneto e Slovenia. Ultimamente è stata riscontrata anche in Toscana. Attacca solo i castagni e suoi derivati, e grazie a Dio non si hanno segnalazioni di infezione provenienti dal meridione d’Italia.
Studi, cure ed esperimenti con l’introduzione di insetti antagonisti (anch’essi cinesi però), hanno dato recentemente buoni risultati, facendo stimare l’infezione in via di regressione. Le piante infette, se non particolarmente colpite, non sono in pericolo di vita e quindi non devono essere abbattute, ma la loro chioma e soprattutto la produzione di frutti avrà a soffrirne ancora per qualche anno, fino a quando non sarà riportata in equilibrio la loro salute.

Come facciamo noi, a mangiare le tradizionali caldarroste?
Per mangiare qualche buona castagna, quest’anno occorrerà acquistarla al supermercato quindi, ma abbiate cura di acquistare soltanto castagne italiane provenienti dal meridione. Suggerisco per esperienza di ricercare soprattutto le castagne provenienti dalla zona della Sila calabrese, zona bellissima, con boschi di castagne smisurati e ormai secolari, appartenenti un tempo alla Ferrovie dello Stato, quando le traversine della strada ferrata insomma, venivano ancora ricavate dal legno …di castagno appunto!
A vedersi, non sono delle belle castagne lucide come siamo abituati a vederle noi fin da bambini, ma in compenso hanno il pregio di essere decisamente buone e gustose, forse anche più delle nostre! 
Non resta che adattarsi.

Alberto Conterio

martedì 10 aprile 2012

Energie alternative


Energie alternative

Come sempre, anche quest’anno è giunto il carico di legna necessario a passare al caldo l’inverno.
Si tratta di legna proveniente dai boschi di proprietà della Colma, in vista dell’abitato di Andorno Micca.
Castagno, ciliegio selvatico ed acero. Il lavoro per muovere i tronchi, tagliarli in ceppi e spaccare in pezzi della giusta misura per alimentare la caldaia e stoccare tutto il quantitativo è duro, ma sano e aiuta a comprendere le fatiche ed i sacrifici compiuti dai nostri avi nei secoli passati. Pur aiutati oggi da tutta una serie di attrezzi nemmeno immaginabili fino a 50 anni fa infatti, questo “passatempo” per il fine settimana resta un’impresa ardua.


Lo Standard di vita odierno, con temperature di circa 20 gradi, e la produzione di acqua calda sanitaria infatti, impongono un quantitativo medio di circa 70 – 80 kg di legna al giorno per un appartamento di media metratura abitato da 4 persone. Considerando che alle nostre quote, occorre prevedere non meno di 7 mesi all’anno di funzionamento ininterrotto, arriviamo ad un fabbisogno annuo di circa 160 quintali di legna da ardere. 
Trattandosi di un combustibile estremamente variabile nella resa, dipendente dal grado di stagionatura e dalla tipologia di legno, è meglio accumulare non meno di 180 quintali annui per non correre il rischio di restare senza.
Stimo, che il quantitativo che si vede in fotografia non sia sufficiente e pertanto, dovrò integrare con quantità di legna ulteriori, approvvigionate durante la tarda estate (agosto) stoccando legna già secca presente i buona quantità (faggio e quercia) sui terreni di proprietà nelle vicinanze della stessa Frazione di Balma.

Sicuro risparmio economico, e contemporanea “ginnastica” utile a tenersi in forma !

Alberto Conterio

domenica 23 gennaio 2011

Relazione sul "Territorio circostante la Frazione di Balma"

Di seguito, la copia integrale della Relazione inviata al Sig. Sindaco circa l’argomento in oggetto :
Vedere anche l'Indice generale delle fotografie.

***

Comune di Quittengo

Gentile Sig. Sindaco Giancarlo Machetti


Balma, 10 gennaio 2011

Oggetto : Territorio circostante la Frazione di Balma

Desideriamo portare all’attenzione Sua e della Giunta Comunale una serie di argomenti che per i residenti in Frazione Balma rivestono molta importanza.
Il presente documento raccoglie una serie di opinioni e constatazioni, che indipendentemente le une dalle altre si sono sviluppate tra noi, per poi riunirsi quasi casualmente durante i momenti di incontro tra vicini di casa.
In allegato, sono altresì presenti una serie di fotografie (51 in totale con un indice per il loro riconoscimento) utili a documentare tutti i sopraluoghi effettuati da me e dagli altri residenti durante le passeggiate intorno alla nostra stessa Frazione riguardanti i lavori effettuati a protezione dell’abitato,  i lavori effettuati per il “ripristino” delle linee elettriche sulla mulattiera che dall’abitato di Balma porta a Rialmosso e tutta una serie di interventi che a nostro parere non sono stati eseguiti pur essendo forse maggiormente necessari.
Tutti i sopraluoghi sono stati ripetuti più volte nel tempo, proprio per verificare i dubbi esistenti. L’ultimo, completo e di verifica, è di questi giorni di inizio anno 2011, per confermarne le urgenze così come l’attualità generale degli appunti elencati.


Lavori per la protezione dell’abitato

Sulle poco estetiche reti non avremmo nulla da obiettare, se non il deturpamento dell’ambiente, con ricaduta sul valore commerciale degli immobili già ridotti al lumicino dallo spopolamento degli ultimi anni. Tra residenti (vicini di casa) ci siamo organizzati per provvedere a facilitare la crescita della vegetazione naturale e rampicante, necessaria a nasconderle un pochino, in modo da migliorarne l’impatto visivo che è davvero orribile. …pazienza comunque. Ci abbiamo già fatto l’abitudine, peccato però che i turisti estivi siano meno tolleranti !

Le nostre preoccupazioni invece si concentrano sui terrapieni e i canali di scolo delle acque posti alle spalle della nostra chiesetta, così come tutti gli interventi di messa in sicurezza di pietre e massi pericolanti lungo la mulattiera su indicata e nelle vicinanze delle stesse abitazioni non eseguiti o presi in considerazione. Altra nostra preoccupazione poi, riguarda la frana (sempre sulla mulattiera) e i principi di frana o di crollo dei vecchi manufatti a secco di contenimento.
Anche gli ultimi sopraluoghi come su scritto, hanno confermato le perplessità al riguardo, intuite oltre 14 mesi fa, fin dalle prime visite al cantiere nelle fasi finali di costruzione.


Punto primo :
Non ci convincono in particolare i due terrapieni, che gravano con il loro peso sul terreno esistente, senza che siano stati ancorati ad esso in modo particolare. (vedere Foto 1). Si tratta di semplice terra fasciata da reti ecologiche aggrappanti su cui è cresciuta velocemente l’erba. Nulla di strutturale quindi.

Alle spalle del terrapieno posto più in alto, c’è un canale di scolo delle acque (vedere Foto 2a)
Questo canale richiederebbe una manutenzione continua per risultare efficiente. Deve cioè, essere tenuto libero da foglie, rami e detriti vari. Assicuriamo, che a distanza di pochi mesi dalla conclusione dei lavori, lo stato di “abbandono” dello stesso è già ben visibile (vedere Foto 2b e 2c).

Pensando alle ridotte disponibilità finanziarie del nostro minuscolo Comune, questa preoccupazione diventa paura. Non c’è infatti la minima speranza che queste manutenzioni vengano svolte almeno una volta ogni 12 mesi. Teniamo presente che la stagione propizia a queste manutenzioni potrebbe essere proprio l’attuale. Periodo privo di neve, adatto a sgomberare soprattutto le foglie cadute in autunno e i detriti, preparando i canali alla inevitabile acqua che verrà giù in notevole quantità in primavera (come sempre) !

Chi ha fatto il progetto, chi l’ha approvato e finanziato, ha valutato questa non secondaria necessità che sarà continua e irrinunciabile per tutti gli anni a venire ?
Per essere chiari, è normale dopo soli 12 mesi dal completamento delle opere (che immaginiamo costosissime se rapportate al numero dei residenti in Frazione) lo stato di abbandono esistente come quello evidenziato nelle Foto 4b, 7, 8 e 10c)


Punto secondo :
Non crediamo d’essere all’altezza di chi ha fatto il progetto ed eseguito l’opera, ma… essendo comunque persone pratiche, che hanno già vissuto lavori in cui il deflusso delle acque era importante, ci chiediamo e chiediamo all’Amministrazione, se è possibile che 100 è più metri di canale di scolo nuovo, messo in opera in cemento e pietre, profondo 70 centimetri circa per convogliare le notevoli quantità d’acqua che possono scorrere lungo il fronte interessato (vedere oltre alle già viste Foto 2b e 2c, anche la Foto 3), possa alla fine del suo percorso immettersi tranquillamente sul canale di scarico già esistente posto a fianco della nostra chiesetta ?

Non risulta dai sopraluoghi che lo stesso “canale”, sia stato approfondito nella portata, oppure sia stato nuovamente arginato o comunque accomodato per accogliere una quantità d’acqua sicuramente superiore a quella per il quale era stato previsto e costruito un secolo fa !
(si presenta in terra e pietre  con una profondità di 30 - 40 cm massimo - vedere Foto 4a)


Punto terzo :
La griglia posta a protezione dell’ingresso del condotto ubicato a fianco della Farmacia, misura più o meno 80 cm per lato. La sezione della stessa condotta poi, che attraversa interrata la piazzetta sottostante e la strada provinciale è anche meno ampia.
Sono sufficiente a far defluire la massima portata del canale ?
(Vedere Foto 5a e 5b)

Se la griglia dovesse intasarsi, l’acqua debordando, non potrebbe fare altro che rovesciarsi sulla piazzetta (come già successo in passato con notevoli danni) dove normalmente stazionano alcune auto. Siamo coscienti di questa possibilità per nulla remota o la “storia passata” non ci ha insegnato nulla ?

Questi dubbi, si aggiungono all’evidente strozzatura del canale, nel punto dove si immette a forza nel sifone costruito ex novo, per deviarlo e farlo sfociare nel canale di cui abbiamo scritto sopra (vedere sempre Foto 2c e la Foto 6), sono secondo il nostro parere i punti deboli di tutta questa opera su cui occorrerebbe organizzare un monitoraggio (per sicurezza) su quanto potrà accadere nei prossimi mesi piovosi di primavera.


Punto quarto :
Non è chiaro dove venga raccolta e come venga eventualmente evacuata l’acqua che si dovesse presentare dietro al terrapieno posto più in basso, direttamente alle spalle della chiesetta (vedere Foto 9a e 9b).
Perché come per il terrapieno superiore non è stato allestito un canale di scolo ?

E’ il caso di chiarire con sicurezza come l’acqua che si accumula dietro di esso, venga drenata, perché se ci aspettiamo che questa si perda sotto al terrapieno in modo “naturale”, siamo degli incoscienti !
Del resto, queste dovrebbero essere le vie di “drenaggio” attuali ? (vedere Foto 10a e 10b).

Abbiamo l’impressione, che su questo “fronte”, per evitare la caduta accidentale di alcuni massi, pericolo presente di certo, ma di cui a memoria, non abbiamo esperienze traumatiche, ci siamo cacciati in una situazione di probabile pericolo idrogeologico, con la possibilità di veder franare parte del terrapieno in questione, o di far danni con un non ottimale smaltimento delle acque raccolte e convogliate a forza in punti non preparati a riceverle per il meglio !

Ripeto, non siamo degli “specialisti”, ma è desiderio nostro, avere in proposito una cortese rassicurazione scritta, da parte della nostra Amministrazione circa la logica dei lavori e dello smaltimento delle acque previsto dal progetto e nella sua messa in opera che smentisca (speriamo) le nostre supposizioni, in modo da poterne dare notizia a tutti gli interessati con cognizione di causa.


Lavori di “ripristino” delle linee elettriche

Altra cosa invece riguarda la mulattiera che dall’abitato di Balma conduce alla Frazione di Rialmosso ed è legata ai lavori compiuti su di essa, soprattutto nella sua prima parte (partendo da Balma appunto).

Parliamo sempre di salvaguardia dell’ambiente, del rispetto della natura ed altre ovvietà simili, ma poi alla prima occasione ci comportiamo esattamente al contrario…
Mi chiedo come sia possibile che al termine dei lavori per il cambio dei pali rotti dell’Enel, siano stati abbandonati resti e detriti di lavorazione di ogni genere.

Ad onor del vero, non tutta è colpa dell’Enel, ma anche dei su detti lavori di protezione eseguiti.
Ad esempio il cemento eccedente il necessario abbandonato a caso e immondizie varie.
(vedere Foto 11, 12)

Nessuno poi, s’è accorto oltre a noi residenti dei danni molto consistenti, procurati durante i lavori, alle mulattiere ed ai muretti a secco, non ripristinati, e che nessuno provvederà più a rimettere in ordine? (Vedere Foto 13 , 14a e 14b)
Non vi era sorveglianza ai cantieri ?

Questi danni, molto evidenti ed immediatamente riscontrabili con una brevissima passeggiata, si aggiungono a quelli provocati dalle piogge di diversi anni fa, che provocarono la frana di un tratto di 10 metri circa dello stesso sentiero pedonale, peraltro non ancora messo in sicurezza, e che lambisce l’abitazione del Sig. Pincin a valle.
(vedere Foto 15a e 15b)

Gli interventi effettuati sulla linea elettrica di illuminazione poi, in apparenza incompleti o mal eseguiti,  non hanno previsto il trasporto a valle delle macerie dei precedenti pali in cemento ? Ricordiamo che i boschi non dovrebbero essere un museo all’aperto delle rovine lasciate nel tempo dall’Enel ! (vedere Foto 16, 17 e 18)
I cavi elettrici avvolti e posizionati a terra o ancora penzolanti dai pali, devono essere ancora sistemati ? Quando saranno accomodati a regola d’arte ?
Rappresentano un pericolo per i passanti, oppure sono solo dei detriti avanzati e non servono ?
…e se non servono a nulla, non si potevano portar via subito ripulendo i boschi ? 
(Vedere Foto 19a, 19b, e 19c)

A tal proposito, è stata effettuata una verifica da personale della nostra Amministrazione Comunale al termine di tutti i lavori per verificare questi “particolari”, così come la buona esecuzione dei medesimi ? Visto il risultato, noi riteniamo di no !

Sono tutte domande che ognuno di noi può porsi. Il Comune invece avrebbe dovuto essersi posto molti mesi fa. Nel caso l’avesse fatto, siamo a chiedere perché a distanza di un anno dal termine degli stessi lavori, non si sia trovato il tempo di porvi rimedio !
Anche su questo argomento è desiderio nostro essere ragguagliati circa le azioni che verranno intraprese per il miglioramento della situazione attuale con una tempistica che anticipi possibilmente la stagione estiva e quindi turistica.


Lavori male eseguiti o che si renderebbero necessari

Con questa parte della relazione desideriamo evidenziare come, fosse sufficiente esporre ai residenti più attenti una bozza del progetto che si intendeva mettere in opera, per ottenere in cambio degli spunti dove meglio poter indirizzare l’investimento, con beneficio delle casse e della sicurezza passiva in generale.
Abbiamo invece l’impressione che per questa Amministrazione, la comunicazione, ed il dialogo siano sempre secondari quando non preclusi per principio, arrivando a concepire e a mettere in opera lavori di protezione forse inutili o dannosi per il territorio e l’equilibrio idrogeologico della Frazione, “dimenticando” probabilmente interventi maggiormente necessari.

Non ci è chiaro per esempio come mai, pur avendo speso molti denari, non si sia eseguita precedentemente un’analisi dei lavori maggiormente necessari o più utili alla sicurezza reale dei residenti in Frazione Balma.
Se questa analisi è stata eseguita, è stata fatta con grande disattenzione !

Ci riferiamo ai muri a secco di contenimento della mulattiera sopra citata ubicato tra le proprietà Crosa ed ex Delleani. (vedere le Foto 20a, e 20b) Questa zona molto sensibile presenta un avanzato stato di degrado, con la sporgenza di molte pietre di grossa e grossissima dimensione in procinto di rovesciarsi sul prato sottostante o sul muro di cinta dello stesso Sig. Crosa.
Appena dietro la ex proprietà Delleani inoltre, c’è la presenza di un vecchio rustico pericolante per il quale chiediamo un nuovo e più energico interessamento. Come si può vedere dalla Foto 21a, 21b e 21c, il rustico è in uno stato di degrado preoccupante !

Vi segnaliamo poi diversi massi di grosse dimensioni, che a causa dell’azione dell’acqua e del gelo negli anni, sporgono ormai di parecchio dal muro di contenimento che trattiene i detriti delle cave poste a monte della mulattiera, Balma-Rialmosso sempre tra le proprietà Crosa ed ex Delleani. (Vedere Foto 22a, 22b, 22c e 22d)



Lungo la mulattiera poi, e solo prendendo in esame, il tratto Balma - vasca del Cordar, sono decine le pietre ed i massi in bilico non compresi nei lavori di messa in sicurezza (completamente ignorati) ancora presenti ed incombenti sugli ignari pedoni.
(Vedere Foto 26, 27a, 27b, 28a28b e 29 )

In alcuni casi, abbiamo avuto la beffa di assistere a lavori imponenti per bloccare un masso e di vedere a pochi metri da esso un masso ben più pericolante completamente ignorato (Vedere Foto 24a, 24b, 25a e 25b
Questi casi, non sono pochi !

Sul fronte della frana che lambisce la proprietà del Sig. Pincin, oltre a posizionare gli antiestetici ripari di cemento armato (sempre per favorire il turismo in valle…), siamo testimoni del più totale disinteresse. Non è stato ancora effettuato nessun lavoro di consolidamento o messa in sicurezza pur essendo passati ormai degli anni !
Possiamo essere sicuri che un masso rotolando dall’alto e prendendo velocità, non abbia la possibilità di sfondare o più verosimilmente saltare le protezioni esistenti ?
(Vedere Foto 23a e 23b)
In questo caso il pericolo, non investe una mulattiera pedonale, ma la strada Provinciale Biella-Piedicavallo !!!

***

Da parte mia, ho provveduto a raccogliere le opinioni e le impressioni di molti, come parte delle fotografie che ben illustrano la situazione, scattate in diverse date e da diverse persone, senza pensare ad una sterile polemica, ma pensando di essere utile.
Ritengo questa, un’opera di monitoraggio e prevenzione gratuita, così come viene invece corrisposta annualmente ai residenti di zone montane più organizzate e ben più attente. Zone montane, forse più povere della nostra, dove però l’attenzione al territorio e la sua salvaguardia ai fini turistici, non sono argomenti elettorali, ma una vera priorità. 

Ringrazio per l’attenzione che ci vorrete dare, restando in attesa di Vostro gentile riscontro, e siamo disponibili ad accompagnarvi il un “giro” ispettivo completo, per illustrarvi sul territorio le nostre perplessità e quelli che per noi restano pericoli incombenti e priorità ignorate.

Cordiali Saluti
Alberto Conterio  



P.s.
Siamo altresì disponibili a fornirvi un disco contenente tutte le fotografie allegate (a colori) e un’ampia raccolta di altre fotografie disponibili non selezionate o indicate nella presente relazione.

lunedì 19 luglio 2010

Un orto terrazzato

Un orto terrazzato.

Confesso, l’orto è una mia passione da sempre, fin da quando abitavo ancora in città… a Torino per intenderci.

A Balma coltivare un orticello può essere un esercizio di alta acrobazia, ma cercherò di non scoraggiarvi troppo.

Intanto occorre premettere che a Balma la terra coltivabile non è molta, qualche terrazzino, con 20 o 30 centimetri di spessore di terra al massimo. Nel mio caso, non più di 25 metri quadrati. La qualità della terra comunque con è male, il drenaggio è elevatissimo, e non si corre il rischio di ritrovarsi una pozza di melma, anche se sotto le precipitazioni primaverili, l’acqua può diventare così abbondante da annegare le vostre pianticelle. Al contrario, anche il sole può essere nocivo. Tra le pietre dei muretti a secco infatti si raggiungono in fretta temperature e gradi di asciutto tali, da seccare le coltivazioni nell’arco di un paio di giornate. Il periodo di “coltivazione” inoltre è brevissimo, e non c’è possibilità di errare e recuperare.

La stagione degli ortaggi a Balma, si concentra da giugno a settembre compresi, 4 mesi intensissimi, che se non ostacolati dalla sfortuna, possono dare alcune belle soddisfazioni. Ma andiamo con ordine…

Intanto occorre non avere fretta di cominciare. Girare la terra in marzo è stupido. Dopo le piogge di aprile occorrerà rifare tutto da capo. Criminale poi, risulta piantare qualche cosa o peggio seminare all’aperto prima della seconda quindicina di maggio. Insomma e come condannare al patibolo un innocente… povere piantine.

Occorre prepararsi preventivamente a spiegare tutto sul terreno in un baleno, subito dopo l’ultimo colpo di coda del clima inclemente, che a Balma, quasi per dispetto, passa dal gelo notturno invernale al caldo umido tropicale dell’estate equatoriale in 48 ore !

Bene quindi la semina in vasetti al coperto, il trapianto di piante già particolarmente sviluppate e robuste, l’acquisto di ibridi dalla veloce capacità vegetativa, le protezioni rimovibili quali piccoli teli, ombrellini ecc. ecc. Insomma, non c’è limite alla fantasia, e tutto può sembrare inutile, poi per magia, con 15 giorni di buon sole, si può credere d’avere un orto quasi all’improvviso !

Fin’ora, non ho trovato un ortaggio in particolare, che non abbia dato frutti. Tutte le varietà se curate, hanno fruttificato, poco magari, ma l’hanno fatto. Poi ci sono quelle varietà che si sposano meglio al luogo estremo in cui risiediamo.

Ad esempio, le zucchine crescono molto bene, ma si comincerà a raccoglierle ad inizio luglio se si è fortunati. Con buon successo, si può coltivare ogni tipo di insalata, ma solo e se si ha l’accortezza di proteggerla dalle lumache senza guscio con appositi prodotti.

Prezzemolo e sedani vanno trapiantati, così come il basilico.

Benissimo le cipolle ed i fagioli rampicanti, ma pe r questi ultimi, è bene seminare in vasetto, e trapiantare solo quando le piantine hanno raggiunto i 25 - 30 cm di altezza.

Melanzane e peperoni, hanno bisogno di una stagione asciutta, e quindi di norma hanno poca produttività, così come i pomodori, che comunque concentrano il loro frutti tra la fine di agosto e la prima quindicina di settembre, poi cominciano ad avvizzire. Per i pomodori, consiglio piante ibridate, coltivate in vaso, possibilmente contro un muretto a secco, mai ai quattro venti. Stesso discorso per i cetrioli e le zucche, che si gioveranno del calore rilasciato dalle pietre durante la notte, bilanciando l’aria fredda dell’alba.

Quest’anno, ho provato a seminare le carote (all’aperto) e qualche patata. Queste, a giudicare dallo sviluppo fuori terra, sembra si trovino a loro agio, mentre per le carote è ancora presto per fare una previsione. Temo che il prossimo anno, dovrò insistere ad alleggerire ulteriormente la terra con torba e a diradare sensibilmente le pianticelle nella messe.

Quando bagnare e come ? se le giornate sono calde e assolate, si può e si deve bagnare la sera quando il sole è calato, mentre se la giornata è stata asciutta ma afosa e senza sole, si può attendere la mattina prima che il sole faccia capolino dai costoni intorno, con il vantaggio di trovare il lavoro fatto, grazie ad una pioggia notturna, o ad un acquazzone serale.

L’Ideale sarebbe poter disporre di una bella serra fissa, attrezzata con irrigazione interna a pioggia, ma resterà un sogno ancora per qualche anno. Poi si vedrà !

Auguri agli amici che vorranno tentare seguendo le mie indicazioni… non sono un agricoltore, solo un appassionato. Comunque non lasciatevi abbattere, del resto, a coltivare in California son capaci tutti !!!

mercoledì 2 giugno 2010

Immondizia vergognosa

Pubblichiamo la fotografia inviata alla nostra casella di posta da parte di un turista, un villeggiante, che conoscendo questo Blog, ha voluto essere gentile, e "partecipare" nel bene di tutta la comunità, villeggianti e soprattutto residenti.

Se a qualcuno venisse il dubbio che la fotografia l'avessi scattata io, Vi avviso che ho conservato la Mail su citata e l'allegato originale.

Ringrazio il nostro amico villeggiante e tiriamo le orecchie in primis, agli animali che hanno conciato in cotal modo l'area di raccolta rifiuti, e in seconda battuta, tutta la giunta comunale in carica, che transita davanti a questo spettacolo, almeno due volte al giorno...

Grazie e spero che venga proposta una azione ai fine che simili vergogne, all'inizio della stagione di villeggiatura non abbiano a ripetersi.

02.06.2010 - Alberto Conterio

mercoledì 23 settembre 2009

Radon, Oms riduce i limiti di accettabilità

Radon, Oms riduce i limiti
di concentrazione nelle case a 100 Bq/m3
La Comunità Europea raccomanda i 200 Bq/m3

GINEVRA (22 settembre) - L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha drasticamente ridotto i livelli di concentrazione accettabili nelle abitazioni per il radon, gas radioattivo di origine naturale che può causare cancro al polmone. Lo ha detto una portavoce dell'Oms confermando confermando un'informazione della stampa elvetica. Il radon è la seconda causa di cancro al polmone dopo il tabacco, ha detto la portavoce dell'Oms Fadela Chaib.
L'Oms raccomanda quindi di abbassare i valori di riferimento per il radon ad un massimo di 100 Becquerel (Bq per metro cubo per minimizzare i rischi per la salute, pari a un decimo del massimo di 1000 Bq/m3 indicato nel 1996. Se tale livello non può essere raggiunto, la concentrazione non dovrebbe tuttavia superare i 300 Bq/m3, afferma l'Oms. La nuova raccomandazione nasce da studi epidemiologici condotti in Europa, Stati Uniti e Cina sugli effetti nocivi dell'esposizione al radon nelle abitazioni, ha spiegato un esperto dell'Oms. Molti Paesi hanno già fissato limiti tra 200-400 Bq/metro cubo.

In Italia non c'è ancora una normativa per il limite massimo di concentrazione di radon all'interno delle abitazioni private. La Comunità Europea raccomanda i limiti di 200 Bq/m3 per le nuove abitazioni e 400 Bq/m3 per quelle già esistenti. Molti paesi hanno adottato valori di riferimento più bassi: Stati Uniti: 150 Bq/m3, Regno Unito: 200 Bq/m3 , Germania: 250 Bq/m3 La Svizzera ha invece optato per un valore limite prescrittivo di 1000 Bq/m3 e un valore operativo (raccomandato) di 400 Bq/m3, mentre le scuole, per la presenza di bambini e giovani, sono state considerate alla stregua di locali abitativi.
In ogni caso i valori medi misurati nelle regioni italiane variano da 20 a 120 Bq/m3
Tratto da : Il Messaggero.it

Nota personale sull’argomento

A seguito di questo articolo, che personalmente ritengo una colossale bufala, in appoggio alla strategia “commerciale” di qualche lobby, al pari del cambiamento climatico planetario, o dei rischi che si potrebbero correre sfruttando l’energia nucleare ed altre isteriche invenzioni simil-verdi o ambientaliste, mi chiedo se una delle molteplici strutture Istituzionali del nostro territorio ha pensato a commissionare uno studio o un progetto che definisca in modo perentorio e definitivo quali sono i rischi per la popolazione - se vi sono - o il grado di verità che articoli come questo, portano in bagaglio.

Interessante era stato l’incontro organizzato in Valle Cervo alcuni anni fa, ma sarebbe a questo punto più interessante ed utile venire a conoscenza di come i nostri Comuni, che si ritengono in grado di fare da soli, si siano organizzati per controbattere gli allarmismi lanciati sui media come l’esempio che ho sopra riportato. Abbiamo poi una Comunità Montana che affonda le sue radici su un territorio quasi per intero interessato dal fenomeno… qual è il suo operato sull’argomento ?
Andiamo oltre. Il Consorzio dei Comuni recentemente rinvigorito con cariche di prestigio, ha portato avanti in questi anni di "vegetale" esistenza un progetto in tal senso ?
E la Provincia, oggi in mano agli uomini “del territorio” - ma imposti da Roma - ha ereditato dalla precedente amministrazione di sinistra - che si è sempre eletta a difensore del popolo - un’organizzazione, un ufficio, un incaricato in proposito ? No ? Quali sono allora le prospettive future ?

Continueremo a pendere dalle labbra di certa stampa scandalistica e catastrofista, oppure ci metteremo a fare sul serio, proponendo alle popolazioni informazioni “certificate” ed esenti da interessi di parte ? Insomma, almeno per quanto riguarda l’informazione e la salute dei cittadini, vogliamo fare del nostro meglio ?
23.09.2009 - Alberto Conterio