domenica 9 dicembre 2012

Addobbi natalizi



Addobbi natalizi

Anche quest’anno, la nostra fontana è sede di in un piccolo presepe natalizio per la gioia dei residenti e dei passanti domenicali.
 
  

Ennesimo Natale di crisi, sarà comunque festeggiato secondo la tradizione, nonostante la pesante imposta IMU deliberata dalla nostra Amministrazione comunale, con aliquota tra le più alte dell’intero biellese, un piccolo e delicato presepe, possiamo ancora permettercelo.

Tanti auguri a tutti

lunedì 26 novembre 2012

La straordinarietà della manutenzione ordinaria



La straordinarietà della manutenzione ordinaria

Risiedo ormai da 10 anni in Frazione Balma e quindi posso parlare per esperienza vissuta e scrivere di conseguenza una memoria scritta a proposito di quanto successo domenica 25 novembre. È doverosa comunque una brevissima premessa. Dal 2002 ad oggi, non ho mai visto in veste ufficiale un rappresentante della nostra amministrazione comunale in frazione per informarsi sulle necessità o aspettative dei residenti, o esporre ufficialmente idee concernenti il futuro del nostro territorio, così come la stessa frazione non ho mai avuto un’attenzione della stessa amministrazione per quanto riguarda l’ordinaria sua manutenzione, così quando domenica 25 novembre appunto, ho visto verniciare le strisce delimitanti i parcheggi sulla piazzetta antistante l’abitazione del Sig. Giroli, sono rimasto assai colpito e stupito.

Lo stupore comunque ha lasciato presto lo spazio al disappunto, quando ho collegato quello che stava accadendo con l’intenzione della nostra amministrazione comunale di convocare a breve un incontro a quattr’occhi con la popolazione di Balma.

Quando si dice l’opportunismo?
Staremo a vedere insomma…

Non ho interrogato la persona che stava eseguendo il “lavoro” perché non mi piace fare l’impiccione oltre modo. Questo mi impedisce di stabilire la responsabilità di questo ridicolo intervento, potendo essere stato commissionato anche da qualche privato cittadino, troppo esasperato dall’abbandono delle “istituzioni” per ragionare con logica sul periodo migliore per intervenire.

Alcune osservazioni al riguardo comunque, le posso fare fin da ora; normalmente questo tipo di intervento manutentivo si svolge in primavera perché il risultato non sia vanificato in breve dal gelo e dal tempo cattivo invernale, e poi, si ha l’accortezza di verniciare la segnaletica al suolo, su superfici solide e uniformi. Sull’asfalto o su in selciato buono per intenderci.
A Balma purtroppo, ciò, non è avvenuto, e la piazzetta interessata, è un insieme informe di più strati di vecchio asfalto che salta via a pezzetti perché consunto dal tempo e dal gelo di molti inverni, e che in più punti lascia trasparire la terra sottostante. Un campo di patate per intenderci, per il quale avevo già speso delle rimostranze in passato, pubblicate anche sui giornali locali.

Attenderò quindi con trepidazione l’incontro ventilato con la nostra amministrazione comunale per saperne di più e potermi esprimere in merito.

Alberto Conterio - 25.11.2012

martedì 23 ottobre 2012

Quest’anno niente Castagne?



Quest’anno niente Castagne?

Quest’anno occorrerà avere pazienza, non solo per le numerosissime “trovate” del Governo Monti, ma anche per la mancanza quasi totale di castagne nei nostri boschi in Valle.
La causa è da attribuire ad un piccolo insetto detto CINIPIDE o più volgarmente “vespa cinese”.
3 mm di grandezza circa e di colore nero, questo insetto, assomiglia ad un piccola vespa appunto, e depone le uova sui germogli delle nuove foglie a fine estate (agosto). Non pericolosa per l’uomo ma estremamente dannosa per le piante di castagno, ne limita fortemente la capacità vegetativa e di produzione dei suoi caratteristici frutti indebolendo le piante e rendendole più facilmente attaccabili da altri parassiti.


L’insetto parassita, introdotta in Europa dal 2002 partendo proprio dal Piemonte, si è diffusa nelle aree di coltivazione dei Marroni nel Cuneese, tramite talee infette importate direttamente dalla Cina. Sabotaggio o semplice disattenzione? A essere sospettosi si fa peccato dice il Sen. Andreotti, aggiungendo però, che ci si azzecca spesso… Chissà!
Comunque sia, l’infezione in questi anni si è estesa a macchia d’olio verso le aree confinanti della Francia e della Lombardia, arrivando in Veneto e Slovenia. Ultimamente è stata riscontrata anche in Toscana. Attacca solo i castagni e suoi derivati, e grazie a Dio non si hanno segnalazioni di infezione provenienti dal meridione d’Italia.
Studi, cure ed esperimenti con l’introduzione di insetti antagonisti (anch’essi cinesi però), hanno dato recentemente buoni risultati, facendo stimare l’infezione in via di regressione. Le piante infette, se non particolarmente colpite, non sono in pericolo di vita e quindi non devono essere abbattute, ma la loro chioma e soprattutto la produzione di frutti avrà a soffrirne ancora per qualche anno, fino a quando non sarà riportata in equilibrio la loro salute.

Come facciamo noi, a mangiare le tradizionali caldarroste?
Per mangiare qualche buona castagna, quest’anno occorrerà acquistarla al supermercato quindi, ma abbiate cura di acquistare soltanto castagne italiane provenienti dal meridione. Suggerisco per esperienza di ricercare soprattutto le castagne provenienti dalla zona della Sila calabrese, zona bellissima, con boschi di castagne smisurati e ormai secolari, appartenenti un tempo alla Ferrovie dello Stato, quando le traversine della strada ferrata insomma, venivano ancora ricavate dal legno …di castagno appunto!
A vedersi, non sono delle belle castagne lucide come siamo abituati a vederle noi fin da bambini, ma in compenso hanno il pregio di essere decisamente buone e gustose, forse anche più delle nostre! 
Non resta che adattarsi.

Alberto Conterio

lunedì 30 luglio 2012

Sono tornati


Sono tornati

Da un paio d’anni, non si erano più avvicinati tanto. A causa dei lavori di “messa in sicurezza” dell’abitato di Balma infatti, i cervi, forse spaventati o forse semplicemente impossibilitati dalle reti metalliche, non si erano più visto brucare l’erba del prato tra le abitazioni posto alle spalle della nostra fontana. Devono aver trovato una nuova via, e così, martedì 25 luglio, verso le ore 07.00, mentre facevo colazione per recarmi al lavoro, ho visto dalla finestra della cucina, sfilare davanti una grossa ombra… incredulo ho guardato fuori, e ho visto un cervo. Un altro quasi invisibile si muoveva dentro al fogliame degli alberi. Ho recuperato in fretta la macchina fotografica, ho apertp silenziosamente la finestra e sono riuscito a fare due scatti, prima che si inoltrassero nel fitto del bosco.


Questo fatto è eccezionale in quanto precedentemente questi animali, si avvicinavano tanto, soltanto di notte e in stagioni in cui solo i prati attorno alle abitazioni avevano qualche cespuglio di erba fresca… durante il freddo inverno insomma.


Ciò vuol dire che nonostante la presenza degli abitanti, la provinciale con lo scorrere delle auto e gli ostacoli delle reti di protezione, questi animali si trovano bene nella nostra frazione.
Al prossimo avvistamento dunque!   

lunedì 16 luglio 2012

La fusione dei Comuni


Programma, punto per punto : La fusione dei Comuni

Desidero sviluppare l’argomento introdotto con la mia precedente lettera esposizione in data 15 marzo 2011 “Impegno prossimoventuro”, in cui dichiaravo di volermi candidare alla carica di Sindaco per le prossime elezioni Comunali di Quittengo, illustrando i punti guida di quello che sarà il mio proposito o programma per il mandato quinquennale, nel caso dovessi essere eletto.

La priorità assoluta alla quale ogni nostro sforzo dovrà tendere, è la fusione del nostro Comune con un altro o con una serie di altri. Ciò, sarà naturalmente all’ipotesi (non più remota ormai) che i Comuni siamo accorpati d’ufficio, con un bel Decreto del Governo, vanificando incentivi economici oggi ancora disponibili e annullando la non trascurabile idea d’avere una partecipazione popolare alla base del progetto.   


Ma cos’è la fusione di Comuni?
La fusione dei Comuni, rappresenta un efficace strumento di razionalizzazione del territorio, dei servizi e delle funzioni svolte dai Comuni, da cui trarre un incremento dell'offerta sia qualitativa che quantitativa dei servizi di cui i cittadini possono beneficiare, a fronte di un risparmio dei costi burocratici legati al funzionamento degli Enti stessi.
A tal proposito, diffidiamo di chi, parlando di “servizi in comune”, intende salvaguardare il proprio prestigio personale a spese della comunità. Costui, ha ben compreso infatti i vantaggi della “fusione”, ma egoisticamente intende mantenere lo status quo degli incarichi amministrativi suddivisi.

Perché serve la fusione dei Comuni?
Per offrire al cittadino l’opportunità di dare un salutare scossone alle strutture “antiche” di questa repubblica, che ormai non hanno più la possibilità di migliorarsi, ma, tutt’al più, possono mantenersi come sono, con sacrificio dei cittadini.

Candidandomi, mi pongo quindi il compito non facile di informare i cittadini, per renderli soprattutto consapevoli dell’opportunità che gli si offre con questo processo di riordino territoriale.
Solo con la consapevolezza di potere partecipare a decisioni importanti, potremo sperare di tornare a pensare al miglioramento della qualità della vita nelle frazioni.

L’idea futura della partecipazione della cittadinanza in un grosso Comune, stride con la realtà attuale (dei piccoli Comuni) in cui coesistono un gran numero di poteri locali che hanno un dialogo reciproco troppo influenzato da rivalità di campanile quando non addirittura da rapporti interpersonali tediati da situazioni private tra amministratori.
Questo rende evidente come, per funzionare correttamente, i meccanismi dei poteri e dei servizi locali, devono disporre di un numero sufficiente di cittadini. Ciò è chiaramente impedito all’origine nei piccoli comuni come il nostro.
Noi infatti, non abbiamo oggi, la possibilità di scegliere liberamente sulla base di un’offerta, perché non abbiamo semplicemente diverse opzioni di offerta.
Nel caso servisse, come nel nostro caso, promuovere un’alternativa all’attuale amministrazione, il numero esiguo degli abitanti di Quittengo, così come di troppi altri Comuni, impedisce o rende difficile un processo di gestione democratica dei poteri e dei servizi locali alternativo a quelli in carica. Si crea insomma un circuito vizioso, in cui scadenti amministrazioni restano in carica anni e anni per mancanza di possibili ricambi.
Comuni più grossi, forti e finanziariamente autonomi invece, offrono queste possibilità, e sono sicuramente in grado di sostenere e coordinare meglio progetti di rilancio del territorio e di migliorare o aumentare i servizi esistenti per la propria cittadinanza.

Se pensiamo con senso del dovere alle recenti misure legislative che impongono ai Comuni nuove aggravate competenze ed oneri finanziari che presuppongono l’esistenza di comunità locali organizzate almeno dal profilo amministrativo e discretamente capaci dal lato finanziario, non possiamo restare inermi tirando a campare.
Noi abbiamo in primis, il dovere di guardare al nostro territorio, ma siamo anche responsabili che, gli aiuti (finanziamenti) dello Stato e delle Province non siano sperperati o male utilizzati, perché disperdendone le forze, vengano dequalificati o resi inutili come succede oggi, dove ingenti somme di denaro pubblico (cioè nostro) finisce per l’essere suddiviso in mille piccoli rivoli di nessuna utilità e ricaduta pratica reale.

Urge quindi lavorare per ridare ai Comuni una dimensione tale che valorizzi la sua autonomia, riavvicinando il cittadino alle istituzioni.
Questo è un obiettivo ambizioso, ben più ambizioso di quello proposto da anni in Valle Cervo e mai realizzato per la miopia delle Amministrazioni locali, vittime del campanilismo.
I tempi cambiano, sono cambiati e cambiano ancora, così velocemente, che quel progetto appare ormai superato dagli eventi. Un Comune di 700 abitanti infatti, avrebbe pressappoco, le stesse capacità propositive e finanziarie di un Comune di 250 abitanti come il nostro d’oggi. Questo era un progetto valido vent’anni fa, ma noi oggi, non siamo chiamati a ratificare un progetto passato, ma a proporre una soluzione valida per i prossimi vent’anni. Occorrerà quindi cercare di utilizzare (per quanto ci lasceranno ancora fare a livello centrale) la legge sulle “fusioni”, per giungere ad unirci con vantaggio reciproco con un Comune con un grado di autonomia superiore al nostro e maggiormente performante tra quelli che confinano con il Comune nostro.
Nulla quindi sarà lasciato intentato per giungere a questo risultato, restando personalmente favorevole a qualsiasi soluzione “guardi a valle”.

Qualcuno, si chiederà, …ma invece di decentralizzare lo Stato vogliamo promuovere l’abolizione degli Enti locali?
Assolutamente sbagliato, è vero proprio il contrario! Uno Stato moderno ha bisogno di Comuni solidi sia sotto il profilo finanziario, che sotto il politico e gestionale. Solo così i Comuni potranno avere voce in capitolo nella vita politica e amministrativa del Paese.

Il vero processo involutivo è stato compiuto agli inizi degli anni ’70, quando con l’introduzione dell’ordinamento territoriale in Regioni, venne soppresso il Regio Decreto che sanciva il «Testo unico per la finanza locale». Praticamente, si sciolse l’ordinamento territoriale ed amministrativo Sabaudo, basato sulla centralità del controllo (il Governo del Paese) e il decentramento amministrativo (gestione pratica di Province e Comuni). Sono passati 40 anni, e “gli errori vengono al pettine”, per restare al passo con i tempi occorre tornare al più presto al punto di partenza.

Oggi tutto è mutato: le basi economiche territoriali, i rapporti con la gente, l’immagine stessa dello Stato. Deve quindi cambiare anche il Comune!
Una società che non accetta il mutamento è una società senza futuro, così come, un’amministrazione che non riesca a valutare obiettivamente il beneficio dovuto ad un cambiamento, è un danno per la società e il territorio che crede di gestire. E noi in questi ultimi vent’anni, siamo testimoni evidenti di questo degrado.

Ma, qualcun altro si chiederà ancora, …le nostre tradizioni e la nostra storia locale, cadranno nell'oblio?
Assolutamente no, perché anche gestire le eredità del passato è più facile quando l’Ente preposto, ha la forza culturale ed economica per farlo. Gestire l’eredità del passato infatti, non significa conservarla tale e quale era un tempo. Significa invece salvaguardarne lo spirito, valorizzandone gli aspetti positivi per adeguarla ai tempi che viviamo.
La storia risulta utile quando ci serve da esempio pratico per attuare un progetto per un futuro migliore. Se la storia e le esperienze passate diventano uno strumento per storicizzare il presente, non servono a nulla, anzi diventano di ostacolo al futuro!
Anche in questo caso quindi, un maggior numero di cittadini, idee e risorse, risulterà vantaggioso a preservare le importanti testimonianze storiche e le peculiarità della tradizione locale del nostro territorio.

Chiudo questo primo capitolo sperando che le argomentazioni che ho esposto siano valide per avviare un dialogo costruttivo tra noi, ma soprattutto, abbiano fugato alcuni dubbi, o abbiano stimolato anche, nuovi e più interessanti interrogativi.

Alla prossima esposizione…
Alberto Conterio

giovedì 12 luglio 2012

Le delizie della Valle


Ho provveduto oggi ad inviare al giornale locale "il Biellese" la seguente lettera, un urlo più che altro di disperazione...

Le delizie della Valle

Con la stagione estiva arriva anche la possibilità (tempo permettendo) di fare qualche passeggiata serale dopo cena. L’aria fresca permette di ritempransi dalla calura della pianura, sofferta durante le ore lavorative. È il momento migliore per assaporare il vantaggio di abitare in Valle Cervo, ma anche l’occasione per verificare il continuo degrado che abbiamo sotto agli occhi in Frazione.
Il cortese interessamento del Comune nostro, sarebbe il benvenuto, ma in dieci anni di residenza, mai e ripeto MAI, abbiamo avuto questo onore.
Per farla breve, nonostante l’assiduo impegno di noi residenti, in lavori di pulizia durante i fine settimana, l’area adibita al deposito differenziato dei rifiuti, continua ad essere uno scempio difficilmente immaginabile. Sarebbe forse il caso di emettere un’ordinanza per avvisare, con qualche cartello “UFFICIALE”, i Sig.ri maleducati, …tutti provenienti dall’alta valle, che i rifiuti vanno deposti DENTRO i contenitori dei rifiuti, e che, se tali contenitori sono pieni, NON vanno riposti in terra, ma trasportati altrove. La Frazione di Balma, che appartiene al Comune di Quittengo non è la pattumiera di quest’ultimo, ma la residenza di cittadini uguali agli altri.
Terminato di scrivere dell’immondizia desideriamo fare una panoramica generale delle “delizie” offerte dal luogo, dovute unicamente alla premurosa attenzione dell’Amministrazione nostra :
.
-          Muretti sulla provinciale divelti o in procinto di crollare in basso, avendo ormai raggiunto inclinazioni che mettono in crisi l’equilibrio statico dei manufatti (vedere davanti alla Farmacia)
-          Fermata dell’Autobus (in prossimità dell’Ufficio Postale) divelta e in procinto di crollo definitivo con pericolo per i passanti e degli stessi automobilisti che vi transitano vicino
-          Vegetazione (nei terreni comunali) a stento contenuta dai residenti con tagli annuali di erba (a loro spese) e taglio di alberi ed arbusti in autunno
-          Canalette di scolo sulla provinciale SP.100 ricolme di ogni detrito possibile su cui ormai cresce l’erba copiosa, che la Provincia (sembra una barzelletta) invece di eliminare vuotandole dei depositi formatisi in anni ed anni di incuria, provvede ormai da qualche stagione a tagliare come fosse un “prato inglese”
-          Piazzetta posta davanti all’ex emporio-bar-panetteria, ridotta ad un insieme informe di rattoppi uno sull’altro (non poteva il Comune accordarsi con la Provincia per far combaciare l’asfaltatura della carreggiata stradale con il ripristino della sua pavimentazione?)
-          Elevate velocità sulla provinciale già citata che attraversa l’abitato in una pericolosissima strettoia : ma siamo sicuri che non si possa fare qualche cosa ? Quando succederà una disgrazia (speriamo il contrario) potremmo ancora guardarci allo specchio?

Ciò non è uno sfogo di rabbia, ma un richiamo, l’ennesimo, a conferma che in passato non ero stato avventato, denunciando già, la completa mancanza di attenzione (anche minima) di un’amministrazione assente ed incolore. Anche quando chiamata a dare una risposta scritta, su importanti lavori (inutili o mal eseguiti) sulla sicurezza stessa dell’abitato, costoro hanno fatto “orecchio da mercante”, e sono passati più di 18 mesi!

Non mi sento a disagio quindi per aver affidato a Voi della stampa locale questa mia, …semmai mi sono sentito una volta di più preso in giro qualche settimana fa, quando mi sono ritrovato in fila all’Ufficio Postale per pagare la prima rata dell’IMU… allora ho compreso di essere uguale agli altri cittadini: nel versare denaro!  Ecco perché mi sono sentito in DOVERE di scrivervi.

Alberto Conterio

mercoledì 4 luglio 2012

Al parco Zoologico

Ricordi di bambino
Al parco Zoologico

Resterà sempre nella mia memoria di bambino le molte visite compiute al Parco Michelotti di Torino con il Nonno Guido, sede del Giardino Zoologico della città, allora rinomato e visitatissimo in ogni periodo dell’anno, poi chiuso quale una vergogna dalle giunte di sinistra che in alcuni lustri dalla metà degli anni ’70 in poi, hanno ridotto Torino ad un casermone dormitorio di stampo sovietico.
Lo Zoo dicevamo; era un appuntamento fisso, che si ripeteva più volte durante la bella stagione. Anche in questo caso, difficilmente si adoperava l’auto per raggiungere la meta. Il Tram, era efficientissimo nonostante una velocità d’altri tempi, ed il Nonno conosceva a menadito ogni linea, ed anche ogni singola fermata.
Scesi alla fermata posta davanti all’ingresso, non restava che attraversare l’ampio spazio che separava le biglietterie dalla fermata stessa, per ritrovarsi in breve “dentro” ad un racconto di Giglio Verne, ai margini di una foresta equatoriale da dove provenivano strani suoni e versi di strani animali.


Mentre il Nonno si adoperava per l’acquisto dei biglietti necessari, correvo verso l’entrata per sbirciare il prima possibile una delle meraviglie della natura e dello stesso parco Zoologico, un ampio stagno che ospitava tra veri canneti ed altri arbusti, uno stormo di fenicotteri rosa. Lasciava a bocca aperta, non tanto per l’eleganza di questi uccelli o per la loro mole (al tempo risultavano ben più altri del bimbetto che ero) ma per il candore del loro colore rosa appunto, accesissimo!
Entrati nel parco, ricordo ancora che dando le spalle all’entrata, verso destra era ubicato il rettilario, mentre verso sinistra, si potevano ammirare gli animali più grossi ed entusiasmanti. Soffermandosi qualche minuto ad ammirare da vicino i fenicotteri, si abbozzava un rapido “piano d’azione”, perché con il nonno, non si andava mai allo Zoo per visitare tutto, ma si preferiva fare più visite – brevi – per visitare questa o quella parte dell’area zoologica alla ricerca di stranezze e curiosità.
Con questo spirito quindi, si cercava di giungere in visita nell’ora in cui il servizio di sorveglianza era indaffarato a dare da mangiare agli animali ad esempio, oppure si visitava le parti coperte (rettilario o esposizione di farfalle ed insetti) quando il tempo piovoso, non permetteva di stare all’aperto. Insomma il Nonno sapeva il fatto suo sul tema. Il divertimento era assicurato!
Ricordo benissimo ad esempio il pasto dei leoni o delle tigri, perché era davvero impressionante vedere quali blocchi di carne erano distribuiti e quanto velocemente erano mangiati da questi grossi felini.
Un altro animale spesso ammirato erano le giraffe, che curvando il loro lungo collo, sembrava uscissero dai recinti per mangiarsi dall’alto, le carote o altro cibo consentito alla distribuzione dai visitatori.
Veramente vivaci e schiamazzanti le scimmie scimpanzé, un grosso gruppo socialmente organizzato, semi-libero all’interno di una grossa area depressa a cielo scoperto. Era possibile individuare gruppetti dediti alla spidocchiatura reciproca, al gioco, al combattimento talvolta, tra urla e versi incredibili, come un gruppo di insolenti ragazzini in piazza.
Altro appuntamento a cui non si rinunciava mai, era l’area occupata dagli orsi polari. Difficilmente questi grossi predatori si mostravano “attivi”, forse dovuto alle temperature elevate di una stagione a loro sconosciuta, ma talvolta, era possibile vederli saltare in piscina e nuotare con un’agilità insospettata.
Per loro il pasto prevedeva un numero imprecisato di secchi ricolmi di pesci di grossa taglia, per i quali erano disposti anche un tuffo fuori programma. Degli animali straordinariamente grossi gli orsi polari. Davvero!

Dovendo ricordare il rettilario, era estenuante sostare davanti alla grossa vasca attorniata di lussureggiante vegetazione tropicale ospitante il coccodrillo sperando in un suo movimento. Dubito ancora oggi che si sia mai mosso, ma il Nonno era abile a tenerci in attenzione indicandoci ogni minimo movimento “presunto” del grosso rettile. Era straordinario quando (è successo rare volte) le palpebre di questo o quell’occhio si chiudevano lentamente per poi riaprirsi. Torno a dire che il coccodrillo fosse di cera, ma resta il fatto che ci divertivamo un mondo ad osservarlo.

Quando la stanchezza sembrava volerci afferrare, il Nonno era sempre disponibile ad un gelato, una bibita o ad una delle altre ghiottonerie disponibili al chiosco. La strada di casa, era l’occasione per raccogliere e ordinare le impressioni avute durante la visita, per poterle raccontare a casa con il dovuto ordine alla Mamma. 

Non ho mai pensato allo Zoo di Torino come ad un campo di costrizione per animali, …al contrario, l’area dello Zoo, era splendidamente curata, con vegetazioni opportune e caratteristiche, fiori ed arredi ricercati. Gli animali erano in buona salute e coccolati da inservienti e visitatori. Anni dopo, ci vollero far credere che questa attrazione era una vergogna per la città ed il parco fu chiuso. Da allora i bambini di Torino guardarono gli animali sui libri… ora su internet, ma poterli osservare dal vivo, con i suoni ed anche gli odori caratteristici pur se in cattività, ritengo fosse tutta un’altra cosa. Un vero peccato, ma anche un ricordo il mio, raro e di inestimabile valore.

Alberto Conterio

martedì 8 maggio 2012

Carnevale in Piazza Vittorio Veneto


Ricordi di bambino
Carnevale in Piazza Vittorio Veneto

Uno dei ricordi più belli che conservo di quando ero bambino è il periodo del carnevale. Non ero un bambino particolarmente “appassionato” delle giostre o dei baracconi, ma il nonno Guido, sapeva attrarmi con tutta una serie di attenzioni che ne facevano dei giorni allettanti.
Occorre sapere che al tempo risiedevamo (io, la mia famiglia ed i nonni paterni a Torino) e che quindi il divertimento più atteso erano le giostre in Piazza Vittorio Veneto.


Il giovedì grasso quindi, il nonno ed io - accuratamente mascherato - prendevamo il tram in Via Strabella a pochi passi da casa in Corso Grosseto. Non ricordo il numero della linea, ma ricordo chiaramente che era di colore verde scuro, e che poche erano le reclame appese alle fiancate. Allora si entrava esclusivamente dalle porte posteriori, e ci si ritrovava immediatamente davanti alla postazione fissa del bigliettaio, che dopo aver valutato la mia altezza sulla base di un riferimento metrico standard, consegnava i biglietti al nonno. Il nonno, allora ancora in forze e pieno di entusiasmo, raramente si sedeva, preferendo lasciare il posto alle persone più anziane ed alle donne. Restando in piedi al mio fianco, mi indicava con il dito, vie e monumenti durante il percorso. Ricordo che aveva memoria di ogni via, ogni angolo ed ogni svolta della città, e che avrebbe potuto arrivare ovunque anche ad occhi chiusi, contando le fermate del mezzo!
Dopo innumerevoli semafori e fermate comunque, si giungeva il Piazza Castello, dove si scendeva dal tram all’ombra di Palazzo Madama, e imboccati i portici di Via Po, si proseguiva a piedi fino alla meta.
Ai miei occhi di piccino, le arcate pedonali di questa via, apparivano immense, e la moltitudine delle persone che si muoveva in ogni senso mi inducevano a stringere forte la mano del nonno. Il rumore delle auto in strada e dei tram che sferragliavano, diventava più forte ogni volta che si giungeva ad una traversa, dove la gente si diradava per un attimo davanti a noi in attesa di attraversare, fino a quando davanti a nostri occhi si apriva quasi all’improvviso lo spazio davvero immenso di Piazza Vittorio Veneto.
Questa piazza, che è stata solo recentemente lastricata diventando una delle più belle piazze d’Europa, già allora, era un gioiello di uniformità architettonica. Appariva in terra battuta, completamente invasa. Ieri come oggi, guardando verso sinistra, si poteva vedere la parte finale della guglia della Mole Antonelliana svettare oltre i tetti dei palazzi. L’allegria contagiante delle giostre in movimento e dei moltissimi bambini in maschera contribuivano a fare del giovedì grasso un giorno davvero speciale.
Ancora oggi, quando mi trovo a passeggiarci con la mia famiglia mi sembra si sentire, come allora, i suoni ed i profumi tornando per un istante bambino.
Non ricordo che il cattivo tempo (atmosferico) ci abbia mai gustata questa festa, così come non posso dimenticare l’allegria contagiante del nonno, che viveva sicuramente quella giornata sulle ali di altri ricordi della sua gioventù.
Per il nonno infatti, le giostre ed i baracconi, erano un valore “sacro”, ma più ancora rappresentavano l’opportunità, di incrementare la sua dieta di goloso con qualche ulteriore leccornia.
Piazza Vittorio quindi, era soprattutto la possibilità di mangiare ancora caldo e fumante uno squisito “crafen” fritto nell’olio bollente ricoperto di zucchero, assaggiare lo zucchero filato, e sgranocchiare le noccioline caramellate. E poi avanti tra la giostra con i cavallini che dondolavano, il trenino, gli aeroplani che facevano “ratttata tatta ta….” E ancora il castello incantato, e il banco dei pegni dove si rimediava il l’immancabile peluche. La pesca del pesciolino rosso dentro le bocce di vetro… meriterebbe un racconto a parte, ma quando tutto era stato visto e provato, restava la strada di ritorno. Si riprendeva alla rovescia la Via Po, facendo quasi subito sosta presso una delle diverse pasticcerie presenti. L’obiettivo era la famosa meringa con la panna montata. Naturalmente la mangiava con gusto anche il nonno, che provvedeva inoltre, ad acquistare qualche altra cosetta da portare come souvenir alla nonna Rita, che poco entusiasta di queste “spedizioni” attendeva tranquilla a casa il nostro ritorno.
Ripreso il Tram, la stanchezza si faceva sentire, ed anche il nonno accettava di sedersi al primo posto libero, per prendermi sulle ginocchia. Il percorso verso casa, diventava così un’opportunità ulteriore per raccontare qualche aneddoto o qualche fatto divertente, fino all’arrivo.

Di queste giornate meravigliose, ho tantissimi ricordi, ma ciò che più mi piace ricordare era la spensieratezza e l’aria felice e contenta del nonno.
Davvero una persona speciale!

Alberto Conterio

martedì 10 aprile 2012

Energie alternative


Energie alternative

Come sempre, anche quest’anno è giunto il carico di legna necessario a passare al caldo l’inverno.
Si tratta di legna proveniente dai boschi di proprietà della Colma, in vista dell’abitato di Andorno Micca.
Castagno, ciliegio selvatico ed acero. Il lavoro per muovere i tronchi, tagliarli in ceppi e spaccare in pezzi della giusta misura per alimentare la caldaia e stoccare tutto il quantitativo è duro, ma sano e aiuta a comprendere le fatiche ed i sacrifici compiuti dai nostri avi nei secoli passati. Pur aiutati oggi da tutta una serie di attrezzi nemmeno immaginabili fino a 50 anni fa infatti, questo “passatempo” per il fine settimana resta un’impresa ardua.


Lo Standard di vita odierno, con temperature di circa 20 gradi, e la produzione di acqua calda sanitaria infatti, impongono un quantitativo medio di circa 70 – 80 kg di legna al giorno per un appartamento di media metratura abitato da 4 persone. Considerando che alle nostre quote, occorre prevedere non meno di 7 mesi all’anno di funzionamento ininterrotto, arriviamo ad un fabbisogno annuo di circa 160 quintali di legna da ardere. 
Trattandosi di un combustibile estremamente variabile nella resa, dipendente dal grado di stagionatura e dalla tipologia di legno, è meglio accumulare non meno di 180 quintali annui per non correre il rischio di restare senza.
Stimo, che il quantitativo che si vede in fotografia non sia sufficiente e pertanto, dovrò integrare con quantità di legna ulteriori, approvvigionate durante la tarda estate (agosto) stoccando legna già secca presente i buona quantità (faggio e quercia) sui terreni di proprietà nelle vicinanze della stessa Frazione di Balma.

Sicuro risparmio economico, e contemporanea “ginnastica” utile a tenersi in forma !

Alberto Conterio